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Tommaso Ottieri Nato nel 1971 a Napoli, ha studiato architettura all'Università Federico II di Napoli e alla Robert Gordon School of Architecture di Aberdeen (UK). Dopo la laurea nel 1996 si trasferisce alle Cicladi grazie ad una borsa di studio ed apre un laboratorio di pittura ad Oia (Santorini). Nel 1998 apre il suo studio a Napoli, dove tuttora vive e lavora. Tommaso Ottieri si dedica alla pittura inizialmente solo nei ritagli di tempo per poi divenire la sua principale occupazione. Il filo conduttore della sua ricerca è da sempre la città; sono dapprima gli edifici ai quali lavora come architetto a comparire sulle tele, ma in seguito lo sguardo si allarga fino a sorvolare i centri urbani di mezzo mondo. La città è per lui come un organismo vivente che giorno dopo giorno si altera e si modifica; rappresentandola egli vuole raccontare al contempo le vite degli uomini che l’attraversano. Tutto ciò viene espresso attraverso un linguaggio espressivo che sembra catturare luci e flash di questi grandi centri, impressioni visive che vanno a costituire panorami urbani. L’autore ama servirsi del monocromo, sfumando un unico colore dalle tonalità più sature a quelle più trasparenti. Non è certo casuale la scelta del colore ma senz’altro di secondaria importanza, sebbene sia la prima cosa che ci colpisce, e anche con una certa violenza. Uno sguardo più attento svela luminosità, contrasti, volumi, prospettive e asimmetrie che anche in assenza del colore si imporrebbero con grande forza. Capitali storiche e modernissime metropoli sono animate da luci e bagliori, chiarori improvvisi e luminosità diffuse che contrastano con l’oscurità di fondo dei notturni che l’autore predilige come ambientazione per i suoi paesaggi urbani. Il lavoro di Tommaso Ottieri è protagonista di numerose mostre, personali e collettive, in Italia, Francia, Spagna, Inghilterra, Stati Uniti. Più recentemente, invece, Ottieri sperimenta una sua personale indagine sull’uomo: ritratti di volti e di corpi, definiti dal suo linguaggio pittorico, dove squarci di luce improvvisi rivelano frammenti corporei nella loro essenzialità, rimandando al mistero del non visto. Influenzato dalla lettura di Baruch de Spinosa e dalle sue riflessioni sull’uomo, Ottieri ci conduce verso un’osservazione volta a cogliere la complessità della natura umana, lasciandone intravedere una descrizione più intima e profonda.

