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Franco Politano Catania, 1952
Nel 2019 è invitato alla 58 a Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, Padiglione San Marino, con l’opera “Uno nessuno centomila”. Nel 2018 personale Apriti Cielo presso Oratoio dei Bianchi - Palermo, promossa da Palermo Capitale e Settimana delle Culture. Nel 2011 è invitato alla 54 a Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, Padiglione Italia, con l’opera “L’esercito delle anime”. Sempre nel 2011, partecipa alla Biennale d’Arte Sacra di Venezia, Palazzo Grimani, a cura di Vittorio Sgarbi, con l’opera “S. Francesco”. Nel 2013, al Premio Termoli, è presente con l’opera “Verso il Futuro”. Le sue opere sono esposte in numerose collezioni pubbliche e private. Il fuoco che scorre sulle pendici nevose dell'Etna è lo stesso che scorre nelle vene di FrancoPolitano, artista di Catania che guarda il mare e il monte, respira l'aria del Mediterraneo, assume la materia dalla sua terra madre, mescola credenze religiose, verità pagane, riti agricoli e industriali, ripensa fatti, nomi e cose da punti di vista eccentrici per creare una nuova ortodossia estetica e narrativa. Il suo viaggio contemporaneo è la ricerca dei miti arcaici di forme, materia, simboli perenni, inventati e ritrovati, ereditati dagli avi e proiettati al futuro. Impiega ogni tipo di materiale industriale, post-tecnologico e in disuso, per raccontare miti eterni, seguendo senza dubbio una tessitura surreale, disincantata, ironica. Gli oggetti smessi perdono perfino il nome, il senso appare muto, ma Politano li ribattezza, ridona alle cose un potente fiato vitale, ne rinnova il contenuto arcaico, cancella il lato misterioso, infonde quello ironico, smitizzante, ricco di poetica voglia di rivivere. L'atto creativo di Franco Politano prende possesso della location, invade la nostra fantasia, possiede sia lo spirito delle cose sia l'anima dello spettatore. Come scultore è in grado di giocare con la materia come le divinità greche hanno giocato con il destino degli uomini mortali: seguendo la storia dei suoi oggetti ti potresti trovare disperso nel Mediterraneo in tempesta, in balia delle sirene, del nembo infuriato, illuso dai miraggi della Fata Morgana, oppure accolto su spiagge nascoste da ninfee eteree e maliziose. Il suo assemblaggio non è semplice tecnica o pretesto, ma contaminazione delle diverse epoche vissute dagli oggetti: in principio era la materia, poi il mito, quindi l'epifania della creazione artistica, l'ansia erotica e la gioia estetica di possedere la vita. L'equilibrio tra forme materiali e intenti psicologici si regge sul candore antico e lo spirito di ricerca di un artista tanto forte quanto in bilico tra ritrovamenti di reperti antropologici, perdita del senso della vita e vitale aspirazione al futuro.

